Palazzo Diomede Carafa

 
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Il nostro patrimonio culturale sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia.
L’indisponibilità di risorse e di capacità pubbliche ha rilegato l’immenso patrimonio artistico-culturale del nostro paese in uno stato di abbandono e di degrado che vede nei recenti crolli delle aree archeologiche il suo aspetto più comunicativo ma non certo il più tragico.

Questa tendenza contrasta fortemente con una richiesta sempre maggiore di usufruire di questo patrimonio che i cambiamenti culturali, di stili di vita e l’aumento del livello di scolarizzazione, ha determinato.

La mancata corrispondenza tra queste due tendenze ha aperto il campo a molti interessi privati di gestione, coordinamento e proprietà di tali beni. Questa soluzione seppur, in alcuni casi, ha dimostrato di poter tutelare la conservazione di questi beni garantendone la sopravvivenza, spesso ne tradisce il valore intrinseco che motiva ne l’impegno della conservazione. La nostra cultura motiva l’interesse verso questi perchè testimoni di un patrimonio cultuale ed identitario rappresentativo di una comunità e di una società degne di conservazione. L’interesse e l’intervento del privato in questo non riesce a dare una risposta reale.

Diviene quindi necessario  sperimentare nuove forme di gestione, accogliere nuove domande e tracciare nuove traiettorie per coinvolgere le comunità stesse nella tutela e nella conservazione dei beni che ne garantiscono la propria rappresentazione.
Diventa un processo di auto-rappresentazione del proprio senso di comunità, di accrescimento del valore di questi beni in continua evoluzione e modificazione e di costruzione e accrescimento della capacità locale.