La partecipazione così come le tecniche di progettazione partecipata sono divenuti di importanza fondamentale per l’efficacia della progettazione sociale. Coinvolgere i destinatari dei progetti a partire dalla fase ideativa non è solo una questione di democrazia, ma una garanzia di riuscita degli interventi. 

Posted
AuthorFabio Landolfo

        Bruno Munari - Cucinare del riso verde con spinaci per quattro persone

 

 

Bruno Munari - Cucinare del riso verde con spinaci per quattro persone

Posted
AuthorAntonio De Falco

Negli ultimi anni il dibattito ideologico e teorico riguardo la natura e il ruolo dell’innovazione nella società contemporanea ha visto un progressivo affermarsi del concetto di innovazione sociale: nonostante i contorni della questione siano ancora sfumati e ricchi di incertezze, l’enfasi su questo nuovo campo di interesse è cresciuta notevolmente attirando l’attenzione non solo delle organizzazioni che operano nel settore più strettamente sociale, ma anche ad esempio delle agenzie private che offrono servizi di sostegno alla progettazione, o delle Università e governi a diversi livelli.

Nonostante la forte componente retorica, il dibattito che questa “teoria” ha generato sta portando alla diffusione di concetti e approcci nuovi che potrebbero contribuire a modificare gli strumenti e le procedure classiche di intervento, anche nei contesti urbani e territoriali.
In che modo, dunque, il dibattito sull’innovazione sociale può aiutare a veicolare nuovi modi di trattare le questioni che caratterizzando la città contemporanea e, viceversa, in che modo la lunga tradizione di teorie e pratiche urbane può contribuire allo sviluppo del nuovo dibattito?

Uno degli elementi cruciali, ad esempio, è la dimensione processuale dell’innovazione che viene spesso trascurata a fronte di un interesse più orientato alla definizione di modelli riproducibili d’intervento. Secondo alcuni autori, al contrario, l'innovazione sociale è l’esito di un processo che non può essere definito a priori. Nessuno può sapere, mentre intraprende un progetto, o un’azione, se questo sarà innovativo, se porterà un cambiamento nella società o se riuscirà a risolvere "i problemi" che la caratterizzano. Come sostengono Donolo e Fichera (1987) l'innovazione è un esito inatteso ed eventuale di un processo, talvolta, con tutt'altre finalità; cambia continuamente dall'ideazione alla pratica e i soggetti che hanno intrapreso un processo, probabilmente, non parteciperanno all'evoluzione dell'idea che lo ha guidato. E’ per questo motivo che Donolo e Fichera ritengono fallace l’idea di voler giungere alla formulazione di una teoria dell’innovazione in campo sociale, gli autori suggeriscono, al contrario, di orientarsi verso la costruzione di una cultura (plurale) dell’innovazione come risultato della cooperazione tra approcci e linguaggi diversi. Una cultura dell’innovazione sociale aiuterebbe, dunque, a costruire le lenti attraverso le quali riconoscerla nella miriade di pratiche sociali e ad individuare le condizioni entro le quali il suo sviluppo è favorito.

Posted
AuthorSimona Colucci

Abstract per XVII Conferenza Nazionale SIU Milano, 15-16 Maggio 2014

È di grande attualità nel dibattito urbanistico l'utilizzo della tecnologia come panacea dei mali della città. Che si tratti dell'impiego di moderne tecnologie per il risparmio energetico o di analisi dei meta data per la definizione di politiche urbane, la tecnologia -a partire dalle reti internet- è sempre vista come un elemento esterno alla città ed indipendente da essa, in grado di migliorare o peggiorare -a seconda di come la si pensi- la vita urbana. Questa ricerca parte da un altro presupposto. La tecnologia non determina comportamenti sociali, così come non determina alcun comportamento, ma non è un semplice strumento. Internet è piuttosto una forma organizzativa, un'espressione culturale e una piattaforma di autonomia politica.

Si intende qui la tecnologia come costruzione sociale e la città come insieme complesso di tecnologie, proponendo un modo altro di intere il loro rapporto, che superi il dualismo di cui è vittima il dibattito sulle smart city.

Se la città è una tecnologia è possibile declinare in essa le culture che con le tecnologie sperimentino pratiche, costruiscono domanda politica, cambiano il mondo. É il caso del movimento dei Pirati che attraverso l'utilizzo consapevole delle tecnologie di rete si fanno portatori di un modello diverso di organizzazione sociale, a partire da un etica del lavoro differente. Ho avuto la possibilità di osservare sul campo questi movimenti, vivendone le contraddizioni e provando a comprenderne i limiti. In particolare, ho seguito le attività del Piratenpartei berlinese nel corso del duemilatredici. Diritto d'autore, cultura della condivisione, democrazia diretta sono solo alcuni dei temi che questi movimenti pongono in maniera innovativa. L'utilizzo della tecnologia diventa un modo efficace di superare i problemi imposti da tempo e spazio, ma è anche un modo diverso di configurare i problemi, di testare soluzioni e di condividere gli esiti.

Sperimentare alcuni strumenti che questi movimenti hanno prodotto come opensource, creative commons o peer to peer, potrebbe servire ad aiutare quelli dell'urbanistica tradizionale ad uscire da una crisi profonda. Ho approfondito questa cultura con l'idea di formulare delle basi per un approccio hacker alla città.
 

 

Posted
AuthorFabio Landolfo